Ep. 85: Il delitto della Cattolica
Elisa True Crime
December 18, 2024
Nella Milano degli anni '70 una giovane impiegata della Montedison viene trovata senza vita in un bagno dell’Università Cattolica, massacrata con 44 coltellate. Un "omicidio passionale"? Un tentativo di aggressione finito in tragedia? La famiglia ancora oggi è in attesa di conoscere la verità.
Speakers Elisa
TopicsTrue Crime
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Attenzione, per la natura dei fatti trattati si consiglia l'ascolto ad un pubblico adulto.
Elisa (0:12)
Nella Milano degli anni 70, una giovane impiegata della Montedison viene trovata senza vita in un bagno dell'università cattolica massacrata da ben 44 coltellate. Un omicidio passionale? Un tentativo di aggressione finito in tragedia? La famiglia ancora oggi è in attesa di conoscere la verità. Questa è la storia di Simonetta Ferrero.
Nel 2020 ho aperto un canale YouTube in cui racconto omicidi, casi irrisolti e misteriose sparizioni. Mi documento, ascolto i protagonisti, faccio le mie riflessioni. Io sono Elisa Truecrime e queste sono le storie che mi hanno particolarmente scioccata.
Simonetta Ferrero nasce a Serravalle-Sesia il 2 aprile del 1945 e quando viene al mondo è agli sgoccioli un periodo storico molto particolare. Infatti mancava poco alla fine della seconda guerra mondiale in cui tutto era distrutto, ma nelle persone c'era un grosso sentimento di rinascita, una voglia di ritornare alla vita e dimenticare per quanto possibile le brutture di un conflitto con tutto quello che ne consegue. La nascita di un figlio è senza dubbio un segnale di speranza che segna la voglia di pensare al futuro. Simonetta è la seconda genita nella famiglia Ferrero, dopo di lei ci sarà un'altra bambina. I genitori Francesco e Liliana crescono le loro figlie con immenso amore. I Ferrero sono di origine piemontese e si potrebbe definire come la classica famiglia bene di quegli anni. Vivono a Milano, la mamma fa la casalinga, mentre il padre nel corso degli anni ottiene un lavoro alla Montedison, che sarebbe un grosso gruppo industriale attivo in diversi settori della farmaceutica, fino anche all'editoria, operante in Italia nel secolo scorso. Le tre ragazze crescono senza presentare alcun problema. Simonetta, come hanno detto i suoi cari, i suoi amici e i genitori, era una ragazza molto riservata, a cui non piaceva molto apparire in pubblico o prendere posizioni nette. Stava nel suo insomma. Era una ragazza molto tranquilla. Simonetta attraversa due fasi particolari nella sua vita. La prima, appunto, quando nasce. Si trova in un contesto sociale in cui appunto un paese deve rinascere. Però, ovviamente, lei essendo molto piccola, probabilmente non ha avvertito tutto questo disagio. Ma il secondo periodo da sottolineare riguarda gli anni dell'università. Simonetta frequenta un istituto religioso, all'elementari, il sacro cuore. E poi passa al liceo classico e, infine, si laurea in scienze politiche all'università cattolica di Milano nel 1969 E una cosa da sapere è che durante quegli anni, e proprio in quell'università, sono nati i primi movimenti di protesta studenteschi italiani. La contestazione giovanile ha fatto sentire per la prima volta la propria voce negli Stati Uniti già nel 1964, nel campus universitario di Berkeley in California, dove si protestava per la guerra nel Vietnam e per ottenere una maggiore libertà di parola. Entrambe queste proteste erano promosse dalla cultura hippie, che qualche anno più tardi ha iniziato a farsi sentire anche in Italia. Nel nostro paese i movimenti di protesta sono iniziati nel 67 nell'università di Trento e poco dopo sono approdati proprio nell'università la cattolica di Milano. Un anno più tardi la protesta si era già estesa a tutto il territorio nazionale, ma questa protesta non si fermò alle aule, ma raggiunse anche le piazze provocando dei veri e propri scontri con la polizia. Di lì a poco nacquero le lotte sindacali, sempre più accese fino ad arrivare agli anni di piombo, anni di violenza, di scontri in piazza, di terrismo. E non me ne vogliate per questa introduzione storica, so che alcuni di voi pensano che gli è stata troppo prolissa, noiosa, che parlo troppo, ma amici, dovete sapere che io amo i dettagli, i contesti. Quando racconto una storia devo farvici entrare, perché sennò farei un torto a me stessa, quindi dovete sopportarmi. Inoltre penso che solo così possiate capire a pieno il caso e inquadrare anche a pieno la personalità di Simonetta in relazione proprio al contesto della Milano universitaria di quegli anni, perché come dicevo prima, a Simonetta non è mai piaciuto prendere una posizione o schierarsi o scontrarsi. Semplicemente, appunto, preferiva stare nel suo, un atteggiamento promosso anche dal suo carattere riservato. Quindi diciamo che il suo modo di fare, il suo modo di essere, cozzava in pieno col periodo storico che stava vivendo, se vogliamo.
A 26 anni Simonetta, dopo nemmeno un anno dalla laurea, viene assunta come responsabile delle risorse umane nella stessa azienda, la Montedison, dove lavorava suo padre. Durante il tempo libero le piaceva prestare attività di volontariato nella Croce Rossa, amava anche il tennis, ascoltare la musica e amava danzare. Praticamente la sua è una vita tranquilla, non c'è nessun elemento strano o fuori luogo. Si circonda di un ristretto giro d'amici e oltre al lavoro e agli impegni sociali, a qualche uscita con appunto gli amici, non fa niente di che. Inoltre proviene da un'educazione cattolica. La sua famiglia è molto religiosa, soprattutto se si considera il fatto che suo zio copriva la carica di monsignore. Simonetta aveva anche due sorelle, Elena di 27 anni, che faceva l'assistente di chimica alla statale di Milano, e Betty, 21enne, studentessa di biologia. Simonetta era felice del suo lavoro e voleva costruirsi una carriera all'interno di quell'azienda, ed è possibile immaginare che la sua ispirazione in questo sogno fosse proprio la figura paterna, perché appunto suo padre lavorava proprio nella stessa azienda. Simonetta sapeva bene che cosa desiderava dalla vita. Non aveva ancora un ragazzo, ma la motivazione, secondo tutti i suoi amici, era perché non voleva al suo fianco un tipo qualunque. Voleva un uomo di valore, lei diceva così, capace di costruirsi una posizione lavorativa. Forse un po come aveva visto fare a suo papà. Ecco amici, fino a questo punto della storia la figura di Simonetta, della sua famiglia e del contesto sociale in cui viveva è abbastanza chiara. Ma veniamo adesso a una data che ha cambiato il decorso della sua storia. Vedremo come una vita normale, un'esistenza tranquilla può di colpo cambiare improvvisamente senza motivo o semplicemente perché ci si trova nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Il countdown verso questo momento sbagliato comincia la mattina del 24 luglio del 1971 Per Simonetta e per la sua famiglia erano iniziate le vacanze e anche quest'anno, come i precedenti, li avrebbero passate insieme, insomma Simonetta in compagnia con i suoi genitori in Corsica. Faceva caldo a Milano, ma Simonetta non importava, perché non vedeva l'ora di godersi le vacanze che aveva aspettato tanto. Lei e la sua famiglia avevano deciso di partire quella sera con un aereo e erano rimaste solo alcune commissioni da sbrigare per Simonetta. Quella mattina quindi si alza verso le 9 e un quarto, fa come d'abitudine colazione, inizia a preparare la valigia e poi dopo aver salutato i genitori esce di casa, che era situata in via Osoppo, per fare appunto queste commissioni. Sale sul tram numero 15 fino in corso Vercelli e da lì prosegue a piedi. Le sue commissioni erano le seguenti. Doveva recarsi in profumeria e comprare qualcosa lì. Doveva poi prendere un dizionario di italiano francese e poi doveva anche passare dal tappeziere per consegnargli un campionario di stoffe che aveva utilizzato per rifoderare le sedie di casa. Ma la nostra Simonetta fa un'altra tappa alquanto insolita. Si reca infatti all'università cattolica, l'università che aveva frequentato. E ci va nonostante si sia laureata già da un po. In realtà è totalmente fuori dal contesto universitario, avendo già un buon lavoro e una carriera davanti. Simonetta fa tutto il suo percorso a piedi, facendo le tappe per le varie commissioni che deve fare, che vi ho detto prima, fino a quando giunge in corso magenta. Poi cammina ancora passando per alcune vie, fino a quando giunge la galleria Borella, chiamata anche Sant'Ambrogio, per il fatto che unisce piazza Sant'Ambrogio con via Carducci. Nella galleria c'è un'altra profumeria in cui Simonetta entra e acquista altri prodotti, dei flaconcini di balsamo. L'ultima tappa seguendo il suo percorso sarebbe stata quella in via Luini, dove era situato appunto il tappeziere. Ma lì non ci arriverà mai.
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