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Ep. 16 - Le parole del Clima

Alberi e altri umani

September 15, 2026

Che cosa succede davvero dentro le conferenze ONU sul clima, quelle COP di cui tanto si parla e che pochi conoscono nel dettaglio.

Speakers Serena Giacomin, Stefano Mancuso

Serena Giacomin (0:13)

Osservatorio atmosferico di Mauna Loa. La concentrazione media di CO2 nell'atmosfera, rilevata nel mese di luglio, è di 429.12.

Parti per milione.

Stefano Mancuso (0:29)

Eccoci qui con l'ultimo aggiornamento sulle condizioni che riguardano la quantità di anidride carbonica nell'atmosfera. Come al solito il dato è quello rilevato dall'osservatorio di Mauna Loa e oggi notiamo qualcosa che ormai è sotto gli occhi di tutti, cioè questo continuo aumento della quantità di anidride carbonica nell'atmosfera si ripercuote, ovviamente, sull'andamento del nostro clima. Le ondate di calore stanno diventando la norma, gli inverni cambiano e quindi non si parla più di proiezioni, come siamo sempre stati abituati a pensare che il riscaldamento globale sarebbe stato qualcosa che avrebbe interessato i prossimi anni, le prossime generazioni, qualcosa di lontano nel tempo. In realtà siamo capo e collo, direi, dentro al riscaldamento globale, i dati sono inequivocabili e tuttavia si assiste a qualche cosa che sembra essere un po un paradosso. Più le evidenze, non solo scientifiche, ma anche direi anedotiche, personali, pratiche, che ciascuno di noi può immediatamente percepire. Diventano, più sono evidenti questi cambiamenti, più le resistenze culturali e politiche sembrano all'accettare che quello che stiamo vivendo, un riscaldamento globale dovuto alle attività dell'uomo, si rafforzano. Per cui, accanto al vecchio negazionismo, appare anche qualche fenomeno nuovo ormai da qualche anno. La rassegnazione di chi dice, va beh, questo fenomeno esiste, va beh, l'abbiamo causato, d'accordo, ma ormai è troppo tardi. Cosa possiamo fare davvero per cambiare? E questo ovviamente è un male, è un problema enorme. E bisogna trovare le parole, bisogna raccontare quello che sta accadendo, bisogna informare le persone senza terrorizzare nessuno, ma anche senza raccontare delle favole. Come si fa? Beh, per farlo oggi ho com'è una compagna di eccezione, una fisica dell'atmosfera che ha scelto esattamente di stare al confine fra la scienza sperimentale e la divulgazione.

Io sono Stefano Mancuso e questo è Alberi e altri umani, una serie podcast di Cora Media in collaborazione con A2A.

Sono qui con Serena Giacomin. Serena è una meteorologa, climatologa, probabilmente la conoscete per le previsioni e gli spazi di approfondimento ambientale sulle reti mediaset, ma Serena è anche la direttrice scientifica dell'Italian Climate Network, un AOLUS che ha presieduto per tanti anni, per sette anni, e che partecipa come osservatore accreditato ai vertici ONO sul clima. Serena è autrice di diversi libri, fra questi ricordiamo Pinguini all'Equatore, Missionaria Pulita, ed è anche la voce del podcast di Cora, Non c'è vita senza terra. Ciao Serena e grazie per essere con noi oggi.

Serena Giacomin (4:12)

Ciao Stefano, grazie a te. Ha un piacere per me essere qui a parlare, a confrontarci di un tema così importante.

Stefano Mancuso (4:18)

Senti, Serena, io inizio con te come ho iniziato con qualunque ospite che ti abbia preceduto fino ad oggi. La prima domanda è sempre la stessa. Che futuro ti immagini?

Serena Giacomin (4:31)

Beh, insomma, una prima domanda importante. Sembrerebbe una domanda rompigliaccio, io la definirei quasi una domanda agghiacciante, perché viviamo in un momento storico in cui facciamo un po fatica a immaginare un futuro che sia effettivamente migliore del presente. Eppure credo che questo sforzo vada fatto necessariamente dalle generazioni degli adulti di oggi, nei confronti delle generazioni più giovani e di quelle future. Allora, il futuro che mi immagino, più che altro il futuro che desidero, è un futuro in cui torni un po un senso di possibilità, in cui dentro della nostra mente sia di nuovo pensabile che migliorare non sia impossibile.

Migliorare noi stessi, migliorare come collettività, migliorare le nostre infrastrutture, le nostre città, migliorare l'ambiente in cui viviamo e anche il nostro rapporto con la natura.

Stefano Mancuso (5:20)

È un futuro che io mi auguro davvero e è perfettamente condivisibile. Speriamo davvero che sia così. Tu sei la direttrice scientifica dell'Italian Climate Network.

Da anni partecipa anche alle COP con una propria delegazione, ma che cosa fa concretamente un'organizzazione come la tua dentro la COP? Di che cosa si occupa? Qual è la propria posizione? Come riesci in maniera opportuna a indirizzare le scelte di questi grandi eventi mondiali?

Serena Giacomin (6:04)

Te lo spiego molto volentieri, questa è una delle nostre attività effettivamente principali anche se forse indirizzare è un verbo molto forte. Quello che riusciamo sicuramente a fare è osservare. Di fatto ogni anno tra novembre e inizio dicembre ci organizziamo, quindi con la nostra delegazione dell'Italian Climate Network, per partecipare a queste conferenze delle parti che avvengono sotto il cappello delle Nazioni Unite, in particolare quelle della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, quindi UNF Tripol C. Quindi andiamo lì con un gruppo di esperti che segue tutti i vari tavoli di lavoro. Questo è un aspetto importante, perché quello che succede dentro a una COP non sempre, direi quasi mai, viene raccontato in maniera dettagliata. I tavoli quindi sono tanti, si parla di mitigazione, quindi di riduzione delle emissioni di gasera, ma anche di adattamento, quindi di riduzione degli impatti degli estremi climatici. Si parla tanto di finanza climatica e di loss and damage, quindi quel filone della finanza climatica destinato a risarcire i danni dei paesi che già sono stati colpiti da fenomeni meteorologici estremi e che sono attribuibili in qualche modo al cambiamento climatico, nonostante magari la responsabilità emissiva di questi paesi sia quasi nulla. Ecco, su questo fronte potrebbe essere interessante ricordare che in cima alla classifica degli emettitori storici restano gli Stati Uniti, seguiti poi da Cine e Russia. E qui si intuisce anche un po la nostra preoccupazione derivante dal passo indietro che gli USA hanno fatto sotto l'amministrazione Trump. Insomma, la rete in questo lavoro per Italia anche la manetto che è fondamentale, quindi portiamo avanti da anni il rafforzamento dei legami tra le diverse realtà che si occupano della cosiddetta advocacy climatica. Quindi durante le COP abbiamo un gruppo di lavoro che è sul posto e uno che segue tutto da remoto per produrre il nostro bollettino dalle COP. I testi negoziali quindi vengono letti e verificati, perché il nostro compito è proprio quello di rendere comprensibili e trasparenti dei processi multilaterali che in realtà sono estremamente complessi. Sono anche difficili da raccontare superando un po quella che alla dicotomia è andata bene o è andata male, perché spesso la realtà è molto ricca di sfumature e quindi lo facciamo prima di tutto da un punto di vista tecnico. I nostri bollettini sono scentemente pieni di tecnicismi.

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