Cosa devono sapere i ragazzi per scegliere se dipendere o liberarsi dagli smartphone - Daniela Lucangeli
EducAzione Social - Intergruppo parlamentare
January 27, 2026
EducAzione Social è il podcast degli incontri dell'Intergruppo parlamentare su social network, dipendenze digitali e uso consapevole degli smartphone, creato su iniziativa della senatrice Barbara Floridia, Presidente della Commissione di Vigilanza Rai e realizzato da ASSIPOD.
Speakers Daniela Lucangeli
Daniela Lucangeli (0:00)
Nell'unità di tempo che ho a disposizione non riuscirò a farvi soltanto degli accenni velocissimi che non interpreterò, ma di cui vi porterò soltanto quello che è elemento di certezza. Così possiamo avere un criterio di pensiero che ci andrà ad unire. Intanto mi fa piacere perché la premessa che ho ascoltato fino adesso dalla Senatrice è una premessa che inizia proprio con la prima slide che vi propongo. Cioè siamo di fronte ad un problema complesso. Un problema complesso determina una metaverità, cioè qualunque visione parziale delle componenti ci porta a prendere le decisioni sbagliate. Quindi nessuna delle condizioni che ora vi vado a dire è sufficiente per prendere delle scelte che riguardano la salutogenesi, dove per salutogenesi la comunità internazionale che si occupa di scienza sulla salute ci dice che noi stiamo cambiando completamente i paradigmi. Perché un organismo vivente sia in salute ha bisogno di alcune condizioni o siene qua non, che sono quelle che adesso vi vado a dire. Quindi non occuparsi di queste condizioni di salute implica un problema di coscienza. Non so se vi ho riassunto in maniera sufficiente, ma qui siamo, si tratta di salute. La tecnologia fa parte di questo qui e ora reale ed è la tecnologia, diciamo, vi ricordate Heidegger con la Techné? La tecnologia è dalla lampadina che noi stiamo adoperando, al power point che stiamo determinando. Quindi perché fare questa premessa? Perché è necessario non adoperare le parole in maniera spuria. Altrimenti dentro le parole noi nascondiamo sia il significato che le mistificazioni. Quindi quello di cui noi andiamo a parlare è la tecnologia che media dei campi elettromagnetici espliciti e questi campi elettromagnetici sono la prima cosa che nella ricerca scientifica è stata studiata nell'interferenza sul cervello umano. Siamo intorno agli anni 70 e dagli anni 70 ad oggi i dati sono moltissimi. E che cosa ci dicono? Che al di là di ogni condizione, questo è il primo articolo che è stato pubblicato, noi siamo nel 1996, è chiarissimo che l'organismo umano nel periodo del neurosviluppo ha dei tempi differenti in cui subisce la sprogrammazione che si chiama epigenetica, cioè l'interferenza dei campi esterni rispetto a quelle che sono le leggi di trasformazione universale, secondo madre natura, e questo meccanismo porta ad una, diciamo, un fattore di rischio nella salutogenesi differente dall'esposizione a 5 anni, l'esposizione a 10 anni, l'esposizione in un adulto. Quindi c'è tutto un ambito di ricerca che sta negli anni dimostrando che il fattore è un fattore che non dipende da come lo interpretiamo, perché è una risposta cellulare. Quando le cellule di cui abbiamo in qualche modo responsabilità sono i neuroni, dobbiamo capire come funziona l'organizzazione della struttura cellulare nei neuroni. Quindi io qui vi mostro che cosa accade nel cervello di un topolino durante quelli che sono i tempi della gestazione. Durante i tempi della gestazione, quando c'è la migrazione neuronale, a seconda di come questa migrazione rischia di incontrarsi con i campi elettromagnetici, può accadere che quel determinato tipo di organizzazione del cervello modifichi le condizioni a cui noi siamo abituati e quindi i dati che sono dati epidemiologici ci dicono che da quando noi adoperiamo determinati i tipi di esposizione ai campi elettromagnetici abbiamo reso molto più vulnerabile lo sviluppo e il neurosviluppo dei primi mille giorni di vita. In particolare abbiamo un incremento esponenziale di tutta una serie di fattori di rischio che adesso non vi vado a citare. Tutto bene? Sì? Quindi tutto questo è indipendente dalle decisioni che noi prendiamo perché sono fattori che hanno proprio risposte cellulari e non risposte delle singole epigenesi, cioè modalità con cui ciascuno di noi sceglie di vivere, di determinarsi. Allora, se questo è un tema, il mio invito visto che è la prima volta che se ne discute è che tutto il mondo delle politiche che si sta occupando della salutogenesi del futuro deve tenere conto che questo non è che passa perché io decido che non sia nella legge. Questo accade lo stesso. Seconda cosa, come interferiscono allora questi campi informazionali sulle strutture del nostro cervello? Il nostro cervello ha tre storie e bisogna in qualche modo darmi un minuto perché ve ne possa rendere l'evidenza sulla vita di ciascuno di noi. Mia che mi chiamo Daniela Lucangeli e ciascuno di voi che si chiama Come è. Cioè noi queste tre storie le viviamo nella sincronia. Una è la storia d'organismo di specie, quindi noi ubbidiamo leggi di specie. Queste leggi di specie ci dicono che noi da milioni di anni evolutivi, quando dobbiamo adattarci a delle informazioni che arrivano completamente nuove, abbiamo tanta disorganizzazione delle generazioni che in queste informazioni transitano. Riassunto, se io sono abituata a vivere alla luce del sole da milioni di anni e le mie cellule sono abituati ad assorbire quel tipo di fotoni nel momento in cui io sono immersa nella luce artificiale, ho molti benefici in questo momento, perché posso parlare con voi invece di essere al buio, ma la luce artificiale se sostituisse completamente la luce del sole determinerebbe malattia alla mia pelle, malattia ai miei tessuti, malattia ai miei organi, malattia al mio cervello. Ne sto riuscendo a spiegare. Questo accade che noi lo vogliamo, che noi non lo vogliamo, perché esiste una filogenesi. Accanto alla filogenesi c'è una condizione di ontogenesi, cioè della mia storia personale. La mia storia personale implica che io magari in un determinato periodo della mia vita, in una determinata condizione, ho subito più o meno delle interferenze, che siano delle interferenze fisiche, come quelle di cui stiamo parlando, o delle interferenze psicologiche e sociali, come per esempio la solitudine, l'abbandono da parte delle figure di attaccamento, le condizioni da parte del sistema educativo. Che succede lì? Succede che il mio meccanismo universale, cioè quello che mi dice per filogenesi, avresti bisogno delle figure d'amore accanto, mi manda un segnale dal cervello limbico che mi dice, solitudine, solitudine, destrutturazione, destrutturazione. E a quel punto io, per rispondere alla solitudine, ho una e un'unica possibilità di uscire ad avere qualche cosa che artificialmente sostituisce quello sguardo, che è lo sguardo a cui da milioni di anni evolutivi la natura ha affidato la necessità di curare la formazione dell'identità individuale. Quindi non so se sono riuscite a essere chiare, la filogenesi e l'ontogenesi determinano quelle che sono strutture di memoria neurale. Cosa sono le strutture di memoria neurale? Sono quello che caratterizza il terzo termine assoluto e fondamentale del cambio di passo di tutti i paradigmi e io vi chiedo veramente di ascoltarlo con coscienza che è l'epigenesi. L'epigenesi è la terza parola fondamentale perché indica che io in questo momento avrei potuto dirvi milioni di altre cose, ma il fatto che le sto dicendo così implica una connessione tra me e ciascuno dei segnali che ricevo da ciascuno di voi, perché modula come vado nei miei meccanismi di memoria, scelgo quello che vi devo dire e sono in grado di dirvelo sulla base dei segnali che voi mi date. L'epigenesi, i filosofi l'hanno chiamata libertà, l'hanno chiamata libera arbitrio, noi oggi la chiamiamo determinazione dell'identità. Cos'è che l'alterazione dei sistemi di tecnologia non educata, va ad alterare completamente la capacità dell'identità di scegliere, perché determina dipendenza. E questo non è una cosa che si può in qualche modo mettere in dubbio, perché? Perché all'interno della storia di neuromodulazione della nostra specie c'è un circuito antico che si chiama circuito della ricompensa, è il nucleo fondamentale del circuito limbico. Il circuito della ricompensa mette insieme le componenti biochimiche del nostro cervello neuroelettrica e di coscienza, cioè di vibrazione del meccanismo, del io sono, io penso, io esisto, che sono il metasistema di cui il nostro intero brain è in grado di darci possibilità. Cosa vi sto dicendo? Che nel circuito della ricompensa c'è un meccanismo, sto correndo ma mi seguite, se non serva niente. Il circuito della ricompensa è il circuito più antico con cui l'organismo ha scelto la propria salutogenesi. Cosa fa l'organismo? Si premia con dei neurotrasmettitori che dicono cerca ancora o si inibisce con dei neurotrasmettitori che dicono blocca. I neurotrasmettitori del cerca ancora hanno a che fare con tutto il circuito che conoscete benissimo perché è il circuito della dopamina. La dopamina dà al cervello nelle sue strutture recenti che hanno milioni di anni evolutivi in meno che sono le strutture associative, il segnale che quello che sta accadendo riduce lo sforzo e ottiene lo stesso risultato. Riassunto, la dopamina nella specie umana viene garantita da sistemi meravigliosi come l'alimentazione, il sonno, la relazione, lo sguardo nello sguardo, la carezza, la sintonizzazione dei battiti cardiaci, la possibilità di riconoscerci come specie sociali che hanno delle sfumature che hanno a che fare con tutto il sistema senziente, quindi il sentire emozionale affettivo. Oggi si parla di risorsa affettiva. Abbiamo tutti assoluto bisogno per la sopravvivenza intera di corpo e mente della risposta affettiva del sistema. Riassunto, quel circuito che è il circuito della ricompensa ci premia con la dopamina ogni volta che questo ha un buon equilibrio tra lo sforzo fatto e la risposta ottenuta. Quando quel circuito viene sprogrammato, avviene che quella dopamina viene data quando io faccio poca fatica anche se il sistema non è un sistema autentico. Ecco che io per entrare in uno stato di coscienza che mi consente di sopportare la vita, posso doparmi con sostanze chimiche, ma posso anche doparmi con sostanze altre. Quello che la ricerca oggi chiarisce è che quando la tecne entra a neuromodulare il mio sistema della ricompensa e io rispondo alla mia solitudine, al mio bisogno di affetto, al mio bisogno di esistere, con tutta una serie di comportamenti che dipendono dalla tecne, lì ho interrotto il processo di epigenesi e di determinazione della mia libertà e ho determinato il processo di controllo del pensiero e dell'esistenza.
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