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48 Ferdinando Scianna - L'occhio di Sciascia artwork

48 Ferdinando Scianna - L'occhio di Sciascia

Racconti di Luce - Storie di Fotografia

April 15, 2026

In questa puntata di Racconti di Luce raccontiamo il percorso di Ferdinando Scianna, fotografo che ha saputo unire racconto, cultura e identità.

Speakers Alessandra Cristalli

Alessandra Cristalli (0:04)

Benvenuti su Racconti di Luce, il podcast che racconta la storia della fotografia attraverso le vite dei suoi personaggi più straordinari. Io sono Alessandra, voce ed autrice di questo podcast, ma non sono qui per parlare di me. Andiamo a scoprire il fotografo di oggi.

Benvenuti e benvenuti su Racconti di Luce, storia di fotografia.

In questo nuovo episodio esploriamo la vita di un uomo che ha saputo scrivere con la luce, trasformando il bianco e nero in un linguaggio filosofico.

Antropologo della memoria e reporter d'eccezione, è stato il primo italiano ad entrare nell'Olimpo della fotografia mondiale, l'Agenzia Magnum. Ha documentato il dolore delle feste religiose, ha stretto sodalizzi con i giganti della letteratura e ha rivoluzionato l'estetica della moda, portando l'eleganza sofisticata tra le strade polverose e i panni stesi del realismo più crudo. Oggi raccontiamo la storia di un siciliano errante che pur avendo visto il mondo intero, ha continuato a cercare in ogni scatto la verità di un istante irripetibile. Stiamo parlando di...

Puntata numero 48 Ferdinando Schanna Il sipario sulla vita di Ferdinando Schanna si alza il 4 luglio del 1943 Non è una domenica qualunque. Mentre Ferdinando emette il primo vagito a Vageria, a pochi chilometri di distanza, le coste siciliane sono sconvolte dall'operazione ASCHI. Il rumore dei bombardamenti alleati fa da sottofondo al suo arrivo. Vageria, all'epoca, era un luogo sospeso tra il fasto decadenti delle ville barocche del Settecento, come la celebre villa Palagonia, la villa dei mostri, e la polvere delle strade di campagna. La famiglia Schanna abita in una realtà intrisa di pragmatismo contadino. Suo padre Antonio è un uomo che conosce la fatica del colmercio degli agrumi, infatti gestisce un magazzino di limoni, la moneta d'oro della Sicilia di allora. Antonio è un uomo dai principi solidi, per cui il lavoro è sudore e guadagno tangibile. Sua madre Maria incarna l'archetipo della donna siciliana del dopoguerra, colonna portante delle mura domestiche, custode di silenzi e tradizioni, e dedita a una gestione della casa che è quasi un rituale religioso. In questo contesto l'arte non è contemplata se non come decorazione sacra. Per Antonio il destino del figlio è tracciato. Ferdinando deve studiare per diventare qualcuno. Il sogno del padre è vederlo laureato come medico o avvocato, così che possa camminare a testa alta nella piazza del paese, lontano dalla polvere del magazzino di agrumi.

A 15 anni, nel 1958, mette le mani su una macchina fotografica rudimentale.

Non c'è romanticismo in quel primo gesto, ma solo una curiosità quasi scientifica verso quel dispositivo meccanico. Ferdinando chiede ai genitori di mettersi in posa davanti all'ingresso della loro casa. La descrizione di quel primo scatto è emblematica. Il padre e la madre appaiano rigidi, quasi impacciati, vestiti con l'apito buono. Guardando quel negativo, il giovane Schanna intuisce il potere perturbante della fotografia. Quella macchina ha congelato un istante, ha trasformato i suoi genitori in immagini, rendendo eterno un momento che nella realtà era già svanito. Ma la passione di Ferdinando, quella per la fotografia, diventa presto un motivo di frizione. Il padre vede in quel traficare con rullini acidi un vizio pericoloso, una distrazione dai libri di scuola. Ferdinando trasforma uno stanzino di casa poco più di un ripostiglio senza finestre nel suo laboratorio. Qui, nel buio più assoluto, tra l'odore pungente e asfissiante dello sviluppatore del fissaggio, Cianna trova la sua libertà. In quel cubicolo stretto, mentre le immagini appaiono lentamente sulle carte immersi nelle vacinelle, Ferdinando non sta stampando solo foto, sta costruendo un'identità che si oppone radicalmente a quella che il padre ha disegnato per lui. Quello stanzino diventa il suo rifugio contro il mondo esterno, un luogo dove il buio non fa paura, perché proprio dal nero che nasce la sua luce.

All'inizio degli anni settanta, Ferdinando Schanna si trova a vivere una profonda dicotomia tra il dovere familiare e l'urgenza espressiva. Per rispettare le girarchie sociali della Sicilia del dopoguerra, si scrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di Palermo. Questo passaggio accademico si rivelerà fondamentale. Shannon, infatti, non si limita a studiare letteratura, ma si immerge nei corsi di antropologia e storie. Discipline che forniranno l'impalcatura teorica a tutta la sua produzione futura. In questi anni, la sua fotografia smette di essere una curiosità tecnica, per trasformarsi invece in un indagite sociale e sistematica. Mentre frequenta le lezioni universitare, Shannon inizia a viaggiare per l'isola, documentando la ritualità delle feste popolari. Un mondo che avverte essere prossimo alla scomparza sotto i colpi della modernizzazione. Tra il 1960 e il 1963, setaccia borghi come Baugina e Tre Castagni. Non cerca lo scatto pittoresco, analizza il sacro attraverso l'obiettivo, concentrandosi sulla fisicità del dolore e dell'estasi. È un lavoro di accumulo. Un archivio di volti scavati e gesti ancestrali, che presto troverà un catalizzatore intellettuale. L'evento che devia definitivamente il corso della sua vita avviene nel 1963, presso il circolo culturale di Bagheria. Cianna espone i suoi scatti sulle feste religiose e riceve la visita di un Leonardo Shasha, già autore di punta della letteratura civile italiana. Shasha non vede in quelle foto solo tecnica, ma una visione del mondo.

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