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#442 - Che Penso, Chi Leggo

da Brand a Friend

September 20, 2026

#442 - Che Penso, Chi Leggo Abbiamo tutti un piccolo tesoro nascosto: quello che abbiamo già scritto, studiato, raccolto e imparato negli anni. Il problema è che spesso rimane sepolto dentro vecchi articoli, note, PDF e post che nessuno andrà più a cercare.

Speakers Robin Good

TopicsEntrepreneurshipBusinessMarketing

Robin Good (0:10)

Allora, sai che cosa ho fatto? Ho preso 90 numeri, 90 articoli di Trustable di questa newsletter pubblicazione, 90 Sono più di 2 pagine di roba che ho scritto negli ultimi 5-6 anni, idee, riflessioni, scoperte, errori, persone che mi hanno influenzato e mi sono fatto una domandina molto semplice. Se uno mi scopre oggi, deve veramente leggersi 2 pagine per capire come la penso?

Mi auguro che non debba.

E quindi ho deciso di fare una cosa diversa. Ho preso tutto questo materiale e ho provato a trasformarlo in una piccola risorsa, una pagina dove raccolgo 20 cose che penso, in cui credo e 25 persone che hanno influenzato il mio modo di vedere le cose o da cui io mi informo o mi sono informato per avere la prospettiva e la visione che ho oggi. Non è una biografia, non è una landing page, è una specie di mappa di Robin Hood. E qui diciamo che è successa la cosa interessante, perché per costruirla ho utilizzato ovviamente la mia knowledge base personale, dove da mesi sto dando in pasto all'intelligenza artificiale e a un wiki ben organizzato tutto quello che ho scritto, a costo praticamente zero. Allora io pensavo, ficata, adesso l'IA mi tira fuori tutto, mi collega le cose, le organizza, le distilla, io da questa knowledge base posso tirare fuori un sacco di cose utili. Sì, vero, ma quando ho cominciato a ragionare su il creare una risorsa specifica che potesse radunare i miei concetti chiave che la maggior parte delle persone vede in maniera diversa, ho trovato un sacco di cose che non quadravano, nel senso che la knowledge base, l'intelligenza artificiale non sono infraldibili, quindi quando distillano, organizzano, mettono in ordine, valutano, stabiliscono se questo significa questo, o questo significa qualcos'altro, nel momento che tu gli dai del materiale da catalogare, ci possono essere delle incomprensioni, ci possono essere delle ambiguità, ci possono essere delle cose che solo tu le sai qual è l'interpretazione giusta. E io fino ad oggi questo elemento, non dico che l'avevo bypassato, ma l'avevo preso discretamente alla leggera, perché mano a mano che tu metti dentro una knowledge base, tra virgolette intelligente, come quella che sto usando io, basata sull'app open source MyCurator, ogni volta che il materiale che tu gli hai dato viene elaborato, escono fuori dei duplicati, delle pagine che bisogna decidere se sono due, se sono tre, se è una sola, se parlano della stessa cosa o di cose diverse. E questo processo va fatto manualmente, cioè la knowledge base ti suggerisce dove ci sono dei punti di ambiguità o di dubbio, e tu devi analizzarli e dire quello che pensi sia meglio fare, tenere la pagina, cancellarla, unirla ad un'altra. L'intelligenza artificiale ovviamente cerca sempre di suggerirti o di darti delle risposte per risparmiarti il tempo, ma laddove tu deleghi troppo alle automazioni queste cose, poi dopo ci sono ovviamente delle cattive interpretazioni, degli errori, degli sbagli. Quindi questa è stata la prima cosa che ho imparato nel cercare di attingere alla mia knowledge base e trasformare un set di idee che mi rappresentano al 100% in una risorsa indipendente pubblicata online. Mi sono accorto che devo dare molta più attenzione a come la knowledge base cattura, suddivide, categorizza e interpreta ciò che gli do, di modo che poi i ragionamenti che fa non siano fallace sbagliati, perché aveva delle idee sbagliate nella testa. Per dire, la mia knowledge base aveva 1361 pagine, ma sai dentro queste 1361 pagine quanti link esterni la knowledge base aveva effettivamente salvato?

Cinque, cinque, cioè è stato incredibile, perché tu ti hai più ascontato che tutti gli articoli che gli dai, con tutti i link di riferimento che ci stanno dentro, i link degli articoli, è tutta roba che lui si mette da parte, manco per il cavolo o manco per il cavolo nel mio caso, per questo, questo, questo, quest'altro motivo che adesso non ti sto a raccontare, quindi sono dovuto tornare indietro, recuperare 208 pdf e da lì ritirare fuori e fargli vedere oh, ma questi 3100 link dove te li sei messi controlla bene e bene e a quel punto mi è diventata chiarissima una cosa, l'intelligenza artificiale può essere un assistente straordinario, io la penso così, ma non è un bibliotecario al quale consegno la biblioteca e poi me ne vado al mare, cioè lui non è me, devo tornarci io dentro, devo controllare, devo farmi delle domande, devo chiedermi, ma questa cosa io l'ho veramente detta? Sarà magari che nel frattempo ci ho ripensato, ho cambiato punto di vista? Questa fonte che io cito, menziono, esiste ancora? Questo collegamento qua è corretto e soprattutto come detto prima io credo ancora in questa affermazione che ho fatto in questo punto di vista? Perché le cose cambiano, specialmente di questi tempi cambiano parecchie molto, eppure io cambio i miei punti di vista e voglio mantenere la possibilità di farlo. E proprio facendo questo lavoro che ho capito qualcosa di veramente importante, cioè noi continuiamo a pensare i contenuti come cose da pubblicare. Scrivo un articolo, pubblico un post, faccio il video, il podcast, la roba esce, qualcuno la vede, qualcuno la sente, qualcuno ascolta, poi arriva domani e praticamente sta roba piano piano scompare, sempre più rapidamente. Sta lì, ma è come non ci fosse. Perché? Perché quello che ho già creato dovrebbe diventare roba vecchia? Non c'ha senso, non è giusto. Infatti il problema è quanta altra roba c'è, quanti altre persone ogni giorno entrano online e pubblicano altre cose, quanto è facile trovare le tue cose, riconoscerle, sapere che le tue sono più interessanti delle altre. Quanto ciò non è facilmente visibile, né Google ti aiuta più di tanto, tranne in certe specifiche situazioni. Quindi il problema non è tanto il contenuto, quanto la forma. Cioè un articolo che io ho scritto tre anni fa, a chi è che gli impedisce di diventare una cosa più accessibile, tipo una checklist? Tutta una serie di post che magari tu hai scritto su un argomento, se tu lo distilli, può diventare una una mappa per esempio. 50 articoli possono diventare una guida, un albero decisionale, una directory, una risorsa che qualcuno si può salvare e può tornare a consultare ogni volta che gli serve. Questo è quello che chiamo liquid content. Il contenuto diventa liquido, viene scomposto nelle sue parti atomiche, di modo che l'essenza può essere riutilizzata, rimescolata in maniere diverse a seconda delle esigenze. Cioè il contenuto, come dire, non è più prigioniero del contenitore che l'articolo nel quale tu lo hai pubblicato la prima volta. E secondo me, qua l'intelligenza artificiale diventa veramente interessante. Non tanto quando mi aiuta a produrre altri contenuti, ma quando mi aiuta a vedere meglio, a collegare, trasformare la roba che io già c'ho.

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