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#441 - Liquid Content artwork

#441 - Liquid Content

da Brand a Friend

September 13, 2026

#441 - Liquid Content Per anni abbiamo trattato l’articolo come il prodotto finale: ricerca, scrittura, pubblicazione. Fine. Ma se fosse invece solo la porta d’ingresso? Il concetto di liquid content suggerisce un modo diverso di guardare a tutto quello che abbiamo già scritto.

Speakers Robin Good

TopicsEntrepreneurshipBusinessMarketing

Robin Good (0:11)

Allora, devo essere onesto. Questo concetto del liquid content, io ci sono arrivato un po sbandando e non approfondendo qualcosa che avrei dovuto approfondire prima. Ma andiamo per ordine. Allora, la parola liquid, non liquid content, io l'ho sentita associata alla parola google. Già da qualche anno e precisamente almeno dal 2021-2022, quando è uscito il libro di Giorgio Tave, che si chiama appunto google liquido.

L'idea di fondo è abbastanza semplice, anche se io ad oggi non l'avevo mai approfondita veramente.

Per anni abbiamo pensato a google un motore di ricerca fatto di cassetti separati, cioè la ricerca normale, le immagini, i video, le notizie, ognuno per conto suo. Ma Giorgio dice nel suo libro che non è più così. Google si è fatto liquido, cioè assomiglia molto di più un ecosistema che ha un motore di ricerca così come lo intendevamo fino a quel momento. In pratica, quando tu carichi un contenuto, non decidi più dove va a finire, perché Google lo prende e lo distribuisce dove vuole in base a chi sta cercando. Quindi quando pubblichi qualcosa, la offri a Google, ma non sai dove e come verrà distribuita. Quindi devi pensarla fin dall'inizio per tutti i modi diversi in cui può apparire. Stesso articolo che pubblichi sul tuo sito, sul sub stack e cambia forma a seconda del posto in cui va a finire. In Google Discover conta soprattutto l'immagine, magari il titolo che attiri, mentre nella ricerca normale di Google l'immagine magari pesa meno e conta di più invece una descrizione pertinente.

Insomma il suo consiglio era che stanno cambiando le cose e preoccupati di strutturare i tuoi contenuti e diventare tu, come dico sempre anche io, la fonte, il punto di riferimento del tuo settore. E questa cosa che ho capito adesso più chiaramente, comunque questa parola liquidi stava nella testa anche se non aveva una collocazione precisa. Poi qualche giorno fa stavo dialogando in maniera sincona con un mio cliente tedesco che si occupa di knowledge management, di preservare le conoscenze che un'azienda ha, di modo che poi quando si ne va qualcuno cambiano le cose, introducono intelligenza artificiale, sta conoscenza sta da qualche parte, perché se sta solo nella testa delle persone, non sta nemmeno in quelle, non è documentata da nessuna parte, quando qualcuno nuovo arriva, che cosa gli dici. Quindi questo mio cliente che si chiama Stefan Diepolder, mi accenna nei suoi racconti, nel brief, che mi fa che lui e una sua collega hanno riscontrato che il liquid content, esattamente queste due parole, è stato veramente rivoluzionario, eccellente nel portarli a dei risultati veramente sorprendenti e positivi. E io ho detto che, aspetta, questo liquid content si ripresenta e si ripresenta stavolta servito, presentato, offerto a me su un piatto d'argento da uno che conosco da tanto tempo, perché non è non solo il mio cliente, ma è un mio supporter da tantissimi anni. È un qualcuno che si occupa di curation e che mi apprezza proprio per questo. Se lui si sta coinvolgendo o si è coinvolto con il liquid content, beh allora io devo capire meglio cosa è questa cosa invece di fare come ho fatto con Giorgio Tave. E allora sono andato dritto da tutti gli strumenti di ricerca e dai miei colleghi di intelligenza artificiale, gli ho domandato cos'era quella di Giorgio Tave, cosa, se esiste un concetto di liquid content, chi l'ha trattato e che cosa viene fuori.

Perché inizialmente ho pensato, va beh sarà l'ennesima etichetta per qualcosa che già conosco.

Solo dopo aver iniziato a scavare mi sono accorto che dietro queste due parole c'è un cambiamento davvero molto interessante. E un qualcosa anche che io ho trattato ma mai mettendoci un cappello sopra con questa etichetta. Liquid content. Cioè immagina per esempio che abbia scritto negli ultimi cinque anni 50 articoli sugli strumenti di intelligenza artificiale. Dentro quegli articoli ci sono confronti, strumenti, opinioni, interviste che ho fatto, cose che consiglio, cose che eviterei, esempi, fonti, criteri di selezione.

Il problema qual è? Che tutto questo sapere sta intrappolato dentro gli articoli. Se tu oggi arrivi e mi chiedi Robin qual è lo strumento di hai migliore per me che sono un consulente e voglio fare ricerca, io magari la risposta ce l'ho già dentro. Ma se tu non puoi parlare direttamente con me, devi andare a leggere i miei contenuti, devi andare a cercartela almeno in 15 articoli diversi. E qua scatta la lampadina. Cioè, e se invece prendessi tutti quei pezzi e ci costruissi una risorsa, cioè se prendessi tutte le informazioni singole che stanno dentro quegli articoli e ci facessi una mappa, un catalogo, una directory, un comparatore, un decision tree, cioè uno strumento per cui decidi in base alle tue esigenze quale era stata migliore da prendere, la soluzione più adatta da adottare, forse a quel punto l'articolo non è più un punto di arrivo, diventa una porta di ingresso. Cioè io scrivo un articolo per raccontarti cosa sta cambiando, perché è interessante, cosa ho scoperto, ma dietro quell'articolo c'è qualcosa che continua a vivere, a crescere, a migliorare, cioè la risorsa che tu crei dove dentro ci metti tutti gli elementi di conoscenza, di provenienza, di verifica intorno a quell'argomento. Questa per me è la parte veramente interessante del liquid content, cioè il mio sapere smette di essere organizzato esclusivamente secondo l'ordine in cui ho deciso di pubblicarlo. Viene scomposto, viene atomizzato e con l'intelligenza artificiale questa cosa diventa ancora più potente, perché non devo neanche prevedere quale sarà l'uso, l'applicazione o la domanda alla quale rispondere attraverso tutte le molecole del mio sapere e della mia esperienza. Se il mio sapere è organizzato bene, un'intelligenza artificiale può prendere idee, giudizi, esempi, fonti, collegamenti e costruire una risposta a una domanda in cui non si può fare. Anche che io non l'avevo mai immaginato.

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