Ep.171: IL MACELLAIO DI ROSTOV artwork

Ep.171: IL MACELLAIO DI ROSTOV

Elisa True Crime

August 5, 2026

🎙️La parola ESSERE deriva dal latino esse: esistere, avere una natura autentica. APPARIRE, invece, viene da apparere: mostrarsi, rendersi visibile agli occhi degli altri.
Speakers: Elisa, Elisa De Marco
**SPEAKER_1** (0:01)
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**SPEAKER_3** (0:30)
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**SPEAKER_1** (0:36)
Ci sono tre vittime che conosciamo. Il sospetto è femmino, bianco, di 20 anni.

**SPEAKER_4** (0:40)
Femmino, serialic, chiuso per potere, controllo.

**SPEAKER_3** (0:44)
Credo che c'è una motivazione più profonda qui.

**SPEAKER_5** (0:46)
Non hai idea di chi stai parlando con, e finirai morto.

**SPEAKER_1** (0:49)
Sto aspettando per te.

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**SPEAKER_4** (1:00)
Attenzione, per la natura dei fatti trattati, si consiglia l'ascolta di un pubblico adulto.

**Elisa** (1:09)
La parola essere deriva dal latino esse. Esistere, avere una natura autentica. Apparire invece viene da apparere, mostrarsi, rendersi visibile agli occhi degli altri. Una parla di ciò che siamo, l'altra di ciò che gli altri vedono. E nella maggior parte dei casi, queste due dimensioni convivono senza entrare in conflitto. Ma quando la distanza tra l'essere e l'apparire diventa troppo grande, si apre una frattura, una frattura insostenibile. Una maschera costruita per il mondo esterno finisce per nascondere una realtà completamente diversa, fatta di pensieri, desideri e comportamenti che nessuno sospetterebbe mai. La letteratura racconta da sempre questo conflitto, come nello strano caso di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, dove Stevenson immagina un uomo capace di separare la propria immagine rispettabile dalla parte più oscura della sua personalità. Ma ciò che viene nascosto non scompare, cresce, agisce nell'ombra fino a reclamare il proprio spazio. Così nascono storie in cui l'ossessione per una reputazione impeccabile convive con segreti inconfessabili e dove la verità rimane invisibile per tanto, troppo tempo.
Oggi, amici, vi parlo della storia del macellaio di Rostov.
Ci sono storie che ci fanno paura. Storie che sembrano impossibili, storie che ci ossessionano. Omicidi, crimini, sparizioni. Da anni racconto queste vicende per ricordare chi le ha vissute davvero. E per cercare, insieme a voi, di capire cosa sia successo. Io sono Elisa Truecrime e questo è il mio podcast.
Dunque, amici, prima di parlarvi di lui, del macellaio di Rostov, devo farvi un avvertimento. Molti di voi conosceranno già questa storia, anche perché è probabilmente uno dei casi che mi avete chiesto più spesso in assoluto, ma per chi invece non la conoscesse, sappiate che oggi parleremo di uno dei serial killer più brutali della storia. È un caso estremamente cruento e il soprannome macellaio non gli è stato dato certo per caso. Quindi, detto questo, cominciamo.
Andrej Romanović Cikatilo nasce il 16 ottobre 1936 nel piccolo villaggio agricolo di Yablok... No, ci saranno tutta una serie di parole che io non saprò pronunciare. Questo villaggio si trova nell'attuale regione Ucraina di Sumi, ma all'epoca apparteneva alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, una delle repubbliche che componevano l'Unione Sovietica. La famiglia di Andrei vive di agricoltura come quasi tutte quelle del villaggio. Suo padre, Roman, è un contadino e lavora come bracciante in una specie di fattoria collettiva, così come la madre, che secondo alcune fonti si chiamava Anna. Anche lei è una bracciante e viene descritta come una donna profondamente religiosa. Quando Andrei viene al mondo, nel suo villaggio ci sono ancora tutti gli strascichi della grande carestia a Ucraina che si è conclusa solo tre anni prima, ma ha creato una condizione di estrema povertà che ormai è diventata la normalità. Per capire meglio tutto il contesto nel quale è nato e cresciuto, Andrei infatti dobbiamo fare un attimo un passo indietro. Alla fine degli anni venti, Stalin avvia una radicale trasformazione dell'agricoltura sovietica attraverso questa cosa chiamata collettivizzazione forzata. Cioè, milioni di famiglie contadine, che da sempre coltivano piccoli appezzamenti di terra, di proprietà, gestendoli autonomamente, non possono più farlo, perché il nuovo piano prevede che la terra, gli animali e gli strumenti da lavoro vengano riuniti in queste grandi fattorie collettive che sono controllate dallo Stato. In pratica i contadini non possono decidere più che cosa produrre, ma ne possono disporre liberamente del raccolto, ma tutto viene pianificato e amministrato dalle autorità sovietiche. E poiché la classe contadina oppone una certa resistenza a questi sequestri dello Stato, il principale bersaglio dello Stato centrale diventa il KULAK, che sarebbe il cosiddetto contadino ricco. In teoria il termine KULAK identifica chi possiede terreni o comunque risorse superiori alla media. Ma diciamo che nella pratica, in questa realtà, tutto diventa molto arbitrario e così basta semplicemente possedere una mucca, un cavallo o una casa leggermente migliore di quella dei vicini per essere etichettato come KULAK. E quando questo accade, a migliaia di contadini vengono confiscati i propri beni e finiscono per essere deportati insieme alle famiglie negli Urali, una remota catena montuosa della Russia, oppure in Siberia, in Kazakistan, con il rischio di morire durante il viaggio o poco dopo l'arrivo, perché questi sono territori privi di abitazioni, con risorse non sufficienti per sopravvivere. Ecco, in questo scenario l'Ucraina è una delle regioni ad opporre maggiore resistenza alla collettivizzazione e molti contadini, pur di non consegnare il proprio bestiame allo Stato, preferiscono abbatterlo, pensate. Secondo gli storici, infatti, tra il 1929 e il 1934 vengono uccisi più della metà dei capi di bestiame presenti sul territorio, aggravando ovviamente ulteriormente la crisi alimentare. A peggiorare la situazione intervengono i sequestri obbligatori del grano. Praticamente delle squadre incaricate dello Stato entrano nei villaggi e confiscano tutto ciò che trovano, compresi anche i semi destinati alla semina del raccolto dell'anno successivo. E ovviamente senza semi da piantare non può esserci alcuna nuova produzione. Così, tra il 1932 e il 1933 questa politica contribuisce a provocare la terribile carestia oggi conosciuta come olodomor, durante la quale milioni di persone muoiono di fame. La disperazione in quelle regioni raggiunge livelli veramente estremi. Così tanto estremi che le fonti storiche documentano anche numerosi episodi di cannibalismo. Che è un tema che diventa, diciamo, centrale anche nei villaggi. Cioè, nei villaggi si parla spesso di questi episodi di cannibalismo, perché però non sembra essere solo una leggenda, c'è una leggenda metropolitana, sembra essere proprio una realtà che molte persone hanno visto con i propri occhi. E vi sto dicendo questa cosa per un motivo specifico che riguarda l'infanzia di Andrej. Sì, perché Andrej da piccolo resta particolarmente traumatizzato da un evento che riguarda la sua famiglia. Ora, su questa cosa ci sono versioni leggermente diverse. Comunque pare che un bambino della famiglia, si pensa fosse il fratello maggiore di Andrej, sia sparito due anni prima della sua nascita, della nascita di Andrej. Perché, uscendo dal cortile di casa per cercare del cibo, sarebbe stato rapito e appunto mangiato. Ora, non esistono prove che questo sia effettivamente accaduto. Ciò che sappiamo con certezza è che la mamma di Andrej racconta spesso questa storia sia a lui che alla sorella, ripetendo loro di non uscire mai dal cortile per non rischiare di fare la stessa fine. Quindi, insomma, Andrej cresce in una condizione di forte disagio socio-economico, in un ambiente in cui fame, morte, violenza, non sono concetti astratti, ma esperienze che lui vive nel quotidiano. Poi arriva un'altra grande tragedia, la Seconda Guerra Mondiale, quando nel 1941 la Germania invade l'Unione Sovietica, il padre di Andrej, Roman, viene arrulato nell'Armata Rossa, ma viene catturato quasi subito dalle truppe tedesche e rimane prigioniero fino alla fine del conflitto. Nel frattempo, Andrej vive in prima persona gli orrori dell'occupazione nazista. Ricorderà di essersi rifugiato in una cantina, mentre la casa di famiglia bruciava e racconterà di aver visto moltissimi morti, moltissimi feriti e persino parti di corpi umani mutilati caricati sui carri. Cioè immagini orribili che si fissano nella sua mente e che lui ricorderà per tutta la vita. Immagini che ad un certo punto della sua vita si ripresenteranno in un modo o nell'altro.

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