Ep. 162: IL MOSTRO DI UDINE artwork

Ep. 162: IL MOSTRO DI UDINE

Elisa True Crime

June 10, 2026

🎙️ Tra il 1971 e il 1989, nella provincia di Udine, diverse donne vengono trovate morte in circostanze brutali. Alcune sono giovani prostitute che lavorano lungo le strade della periferia friulana, altre sembrano non avere alcun legame tra loro.
Speakers: Elisa De Marco
**Elisa De Marco** (0:00)
Attenzione, per la natura dei fatti trattati si consiglia l'ascolta di un pubblico adulto.

**Elisa De Marco** (0:16)
Tra il 1971 e il 1989, nella provincia di Udine, diverse donne vengono trovate morte in circostanze brutali.
Alcune sono giovani prostitute che lavorano lungo le strade della periferia friulana, altre sembrano non avere alcun legame tra loro.
I casi all'inizio vengono trattati come episodi separati, delitti diversi, vittime diverse, contesti diversi.
Eppure col passare degli anni inizia a emergere un dubbio inquietante. E se dietro molti di quegli omicidi ci fosse la stessa mano? E se l'Italia si trovasse di fronte ad un serial killer? Perché su alcuni corpi compare un dettaglio che colpisce subito gli investigatori. Una sorta di firma, ovvero un'incisione profonda sul ventre, eseguita con estrema precisione, come se l'artefice sapesse esattamente dove mettere le mani. Un particolare così insolito da spingere qualcuno a pensare che l'assassino potesse avere conoscenze mediche o comunque una certa familiarità con strumenti molto affilati come un bisturi. Negli anni la stampa gli dà un nome che ancora oggi mette i brevidi. Il mostro di Udine. Ma la verità è che ancora adesso, ancora oggi, nessuno sa con certezza chi fosse. E nemmeno se si trattasse davvero di un solo colpevole. Perché quello del mostro di Udine è uno dei cold case più complessi e controversi della cronaca italiana. Una storia fatta di donne dimenticate, piste investigative che si intrecciano, sospetti mai confermati e domande rimaste senza risposta per oltre 40 anni.
Ci sono storie che ci fanno paura, storie che sembrano impossibili, storie che ci ossessionano, omicidi, crimini, sparizioni. Da anni racconto queste vicende per ricordare chi le ha vissute davvero e per cercare, insieme a voi, di capire cosa sia successo. Io sono Elisa True Crime e questo è il mio podcast.
E il 26 febbraio del 1989 e un uomo sta facendo jogging lungo le rive del torrente Torre nella periferia di Udine, precisamente in località San Bernardo, quando ad un certo punto vede qualcosa di adagiato per terra. Quando si avvicina si rende conto che quello è un corpo, è il corpo di una donna. Il corpo è parzialmente coperto da rifiuti, si trova proprio circondato da spazzatura, cumuli di calcinacci ed è riverso in posizione quasi prona, quasi girato sul lato sinistro. Indossa un vestito con una fantasia a fiori e un golfino giallo e le calze e gli slip sono abbassati. La donna è stata sgozzata con un'arma appuntita e porta sul corpo quella che verrà poi identificata come la firma del killer. Praticamente ha una incisione molto profonda a forma di S che parte dal seno e arriva fino al pube, girando proprio attorno all'ombelico, cioè evitando l'ombelico. Con sé la donna non ha i documenti, quindi all'inizio non si sa come identificarla, ma i carabinieri notano che sul mento ha un cerotto che sembra stato applicato in un ospedale ed è proprio così che riescono a risalire la sua identità. Recandosi in ospedale e chiedendo informazioni. Il nome di questa donna è Marina Lepre. Marina aveva 40 anni ed era originaria di Komelian, un comune della provincia di Udine e viveva insieme a sua figlia Fedra. Marina era laureata, proveniva da una famiglia borghese e lavorava come insegnante di una scuola elementare. Nell'intro vi ho detto che spesso le vittime di questi delitti erano prostitute. Ebbene, Marina non era una prostituta, non viveva ai margini. Soffriva però di una forte depressione che l'aveva portata a sviluppare una grave dipendenza dall'alcol. Marina conviveva da cinque anni con il suo compagno Giancarlo Gusola e sarà proprio lui a raccontare che la donna beveva spesso e aveva un'anima un po, diciamo, rissoso. Quel taglio sul mento per esempio, quello coperto da un cerotto, se l'era procurato proprio durante una rissa o comunque inciampando durante, diciamo, un litigio fuori da un bar. E questa cosa è successa solo cinque giorni prima della sua morte. Ma voglio raccontarvi un episodio successo proprio il giorno della sua morte, il 25 febbraio. Quel giorno Marina va dal parrucchiere, si fa il caschetto e le mesh e da quel momento in poi iniziano a succedere cose strane. Alle 17 fa l'autostop e questo in realtà è qualcosa che lei faceva molto spesso, quindi di per sé non è qualcosa di strano. Sappiamo che qualcuno le dà un passaggio, ma non sappiamo chi. Ma sappiamo anche che un'ora dopo lei entra in ospedale. Entra in ospedale in uno stato di agitazione molto forte, perché per qualche motivo ha paura che il suo compagno Giancarlo sia stato ucciso. Inizia quindi a chiedere informazioni, fare concitato. Chiede informazioni in ospedale, chiede dove sia Giancarlo. E i medici capiscono che è ubriaca, quindi la tranquillizzano e le dicono che no, Giancarlo non è lì, non è in ospedale. E così lei se ne va.

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